mercoledì 2 luglio 2014

Lo spot strappa-lacrime e l'osannazione del popolo


Un buon discorso è come un buon montaggio:
Si è in grado di fargli "dire" e "digerire" di tutto...

Con tanto di plauso e di "standing ovation".

Un buon discorso è tutto perché apre le porte della reverenza, dell'acquiescenza, della solidarietà, dell'identificazione, della condivisione, dell'illusione.

Ecco perché un buon discorso è tutto... perché appare bene e nel momento in cui la sua illuminazione s'irradia, la luce, accecante più che mai, pervade e brucia il "tutto"!

Accecare è saper l'altrui bruciare... ed in politica equivale a saper Brillare.

Brillare di consenso altrui, di approvazione del popolo, di autorevolezza o meglio di auto-referenzialità ideologica, dottrinale e concettuale, ancestralmente simbolica... e poi, e così, e legittimamente, e plebiscitariamente... fregiarsi del titolo e del diritto e del potere assoluto ed incontestabile di:
Rottamazione, surrogazione, sostituzione, estromissione, esclusione, rimozione, soppressione, eliminazione del prossimo!

Quando si splende, di luce riflessa, pochi notano la sorgente della luce mentre tutto il resto è ammaliato dallo spessore del riflettente.

Ma cosa sia un "riflettente" ahimé è a tutti ignoto.

Giusto forse ad alcuni, cui è più che mai sospetto!

Il riflettente si inebria di luce altrui ovunque sia in grado di assumerla, farla propria, trafugarla, fotterla.

Il riflettente, infatti, non riflette di sua volontà ma agisce per sua pura ingordigia.

L'ingordigia è da sempre stata un erba rigogliosa nel e per il degrado umano... dal giardino dell'Eden all'Eden del terzo millennio: il Regno di Satana!

Perdonate la mia enfasi melodrammatica, condita di sfumature archetipe ed apocalittiche di sfondo millenaristico, subliminale ed enfaticamente tradizionale... Ma....

Ma... si c'è sempre un Ma!

Un Ma enorme come la pietra del santo sepolcro che si smosse il terzo giorno e che "certamente" non fu smossa per lasciar passare fugacemente qualcuno, qualcuno che di per se era già libero... ma per dimostrar simbolicamente l'estatica libertà del figlio dell'Uomo di fronte alla spesso grottesca gabbia in cui ognuno di noi è abituato a rinchiudersi: per paura, per disistima, per inquietudine, per oblio del proprio essere!

Quel figlio che probabilmente, evidentemente, non era un semplice simbolo di rivendicazione, risoluzione, richiesta, riscatto, pretesa a priori, protesi della nostra effimera voracità esistenziale, affermazione della nostra edonistica ed egoistica superiorità e primazia... Ma... appunto Ma... era il simbolo della rinascita dell'uomo stesso in un contesto di "perduti reietti".

Oggi tal siamo nelle viscere misere di un mondo che ha perso la propria sostanza per dar vita ad un melenso spettacolo di sentimenti rattrappiti e mediati in cui l'essere si confonde con la propria inetta immagine e l'entropia è la massima espressione della perfezione.

Esseri entropici in cui il disordine è l'unica regola d'equilibrio ancorché instabile, inflessibile, rigidamente autarchica, inconsapevolmente incapace di ogni comprensione ed effettiva profonda progressione.

Un equilibrio basato sull'instabilità come forma, come dinamica, come legge esistenziale che cela dietro se stessa un'incapacità tale di compenetrazione della realtà che si nutre inevitabilmente della propria superbia per alimentare stati d'inquietudine, dolore e dissoluzione delle emozioni.

Viviamo incatenati alla materia come ancora di salvezza per la nostra illusoria speranza di partecipare ed esprimere il nostro intimo essere al mondo e nel mondo... pertanto, per tale motivo, rimaniamo all'oscuro della nostra vera natura, delle nostre innate essenze, presenze e valenze.

Siamo aliti di vita e come tali ci lasciamo consumare da un vento clandestino, sfumato, inappropriato, invasivo, distruttivo.

MA, ancora quel MA... se solo fossimo in grado di comprendere quello "zampillo" di luce che illumina il nostro profondo, ancora e nonostante tutto... forse un giorno saremo anche in grado di leggere oltre lo scetticismo e l'impostura di una realtà infarcita di falsi dogmi, di false presunzioni, di opinioni imposte e di imposte falsificazioni.

Il buio non è poi così oscuro ma solo la "metà" immanifesta di una speculare identità materialmente e sensibilmente fragile, continuamente esposta, offesa e sferzata dall'asprezza e dalla durezza del divenire spazio-temporale!

...

Non mi aspetto che il testo qui sopra esposto possa essere di alcuna particolare comprensibilità o di alcuna peculiare, biasimevole ed irridente incomprensibilità MA solo che riesca a toccare alcune corde troppo a lungo sopite nell'animo di alcuni... o chissà... di Molti!

Un saluto ermeneutico,

Elmoamf

giovedì 19 giugno 2014

L'enigma delle seconde domande

Prima di porsi l'enigma sarebbe necessario chiedersi e capire a cosa sono le seconde domande.
Be'... anche senza troppa fantasia, non dovrebbe risultare difficile comprenderne il riferimento e successivamente intuirne il significato.
Le seconde domande sono quelle in cui ci si pone (od almeno si tenta) degli interrogativi subliminali:
Cosa o chi c'è dietro la telecamera mentre si riprende una scena in diretta pregna di indignazione?
I montaggi televisivi creano un'immagine distorta o reale della realtà che riprendono?
E la musica incalzante con cui scorrono, in un crescendo atmosferico d'emozioni contrastanti e confuse, influisce o no sul giudizio di ciò che si sta guardando?
Il servizio giornalistico su di un tema drammatico che pone in essere un singolo esempio d'ingiustizia... è la norma od una triste espressione di una particolare realtà disagiata e svantaggiata?
I dietro le quinte con frasi riprese al rallenty soffrono dell'impossibilità di comprendere ogni sfumatura poiché è impossibile raccoglierne completamente il contesto oppure basta mettere in risalto un "taglio" ben ripreso ed enfatizzato per creare lo scandalo?

Ecco, questi sono solo alcuni improvvisati esempi, incentrati più che altro sul mondo dei media.
Ma ce ne potrebbero essere innumerevoli altri in cui certamente scopriremmo come, a prescindere, i media siano sempre ed in grado di farla da padroni, per il semplice e fisiologico motivo per il quale gli stessi dominano, dall'alto della loro incommensurabile ed in-ragguardevole statura, questa porzione di tempo infinito.

La comunicazione per l'uomo è essenziale e la comunicazione nel nostro tempo è strettamente "mediata"!

Sarebbe, pertanto, logico porsi la seguente "prima" domanda:

"Quando l'inquadratura cambia, cambia l'espressione del personaggio... o lo sfondo di scena è sempre lo stesso?
Oppure...
Quanto l'inquadratura cambia... l'espressione del personaggio... e lo sfondo di scena... condiziona ed incide, spesso in modo fondamentalmente, su di esso?"

No?!
Impossibile?!
Cambia?!
E se cambia... Perché lo fa?
Cambia lo scenario, l'ambiente, l'intreccio, la tessitura della trama?
O cambia il clima, l'armonia, l'equilibrio e la sinergia della storia, da dover tutti intrecciare come novelle Penelope?

La nostra quotidianità....... si dice (forse frequentemente e piuttosto a ragione) che sia imprevedibile e non suscettibile di previsioni o costruzioni pre-condizionanti.
Spesso ci si dimentica però di vivere su di un inconsapevole ed inconscio "set" cinematografico.

Pensiamo ad un film, al girato di una pellicola, alla preparazione appunto di un set.

Al copione, agli sfondi, alla fotografia...... e pertanto alla luce (d'esposizione o residuale).
Pensiamo agli autori, sceneggiatori, suggeritori, correttori di bozze o di refusi.
Pensiamo ai costumisti ed ai truccatori.
Agli aiuto registi ed ai post e pre produttori.
Ai montatori (essenziali), agli scenografi (fondamentali) ai fonici (esiziali)!
Al lavoro introspettivo degli attori per entrare ed interpretare la parte.

Pensiamo al budget stanziato...

E pensiamo al o ai finanziatori... coinvolti!
Protagonisti voluti, involontari, equivoci, sporadici, insoliti, consapevoli o mancati!

Il tutto deve o dovrebbe concorrere ad un successo?
Che sia di pubblico o di botteghino o d'opinione?

Allora queste seconde domande dovrebbero sorgere spontanee o forse essere frutto di una migliore predisposizione... all'analisi, all'ascolto, alla valutazione, all'introspezione?

Ed invece...

Ed invece No!

Nessuno, probabilmente, si sente all'altezza o nella volontà di porsi una seconda domanda... poiché è fin troppo sufficiente e semplice fermarsi alla prima... palesemente manifesta nel seguente anatema:

"La colpa è loro!"

Un "Loro" che effettivamente non è mai in grado di individuare qualcuno in particolare ma scarica la responsabilità del proprio malessere, della propria sofferenza, su di un "giustificazionato" (Ottimo Neologismo!) obiettivo o meglio capro espiatorio.

Senza un Capro Espiatorio saremmo già morti e seppelliti e dimenticati e nel definitivo oblio!

I capri espiatori hanno la favolosa qualità di essere anonimi, di non emergere, di mai concretamente esistere.

Quanto al tempo stesso di prestarsi come giustificazione di ultima istanza, sul proprio inadeguato od inopportuno od  irresponsabile o corrotto o concusso o biasimevole operato.

Le seconde domande, purtroppo, sono morte, mai nate o nate sterili e poi "bannate" come amabilmente dimostrano le interlocuzioni mediatiche dominanti.

Si può essere anche antagonisti fieri!
E l'avanguardia moderna con i suoi potenti mezzi (non v'è dubbio) lascia ampi spazi e margini di resistenza attiva e fattiva.

Ma il dominio è ancora troppo "di spessore" per poter anche solo essere scalfito.

Ci vuole pazienza, un'enorme pazienza, una pazienza Biblica!

Perché le seconde domande traggono la loro forza proprio dalla tradizione!

La Bibbia, chissà, è un primo passo ma per l'uomo materiale forse lo è ancor più la presa di posizione.

Che nel mondo non contano affatto le risposte quanto si rivelano fondamentali le Domande!

Un saluto archetipo...

Elmoamf


domenica 1 giugno 2014

Un buon piano di stabilizzazione

Le crisi cicliche sono, però, delle altrettanto incontrovertibili oasi di opportunità.
Prove dell'esistenza del miracolo.
Il miracolo della rinascita dell'efficienza.
Quell'efficienza che illumina d'immenso le dinamiche produttive, lasciate finalmente libere dalle briglie della regolamentazione normativa di matrice "costituzionale".
Oasi feconde di sperimentazione, implementazione e puntellamento di sterminate (o sterminanti?) strategie sociali.

E' stucchevole continuare a disquisire su... responsabilità, sostenibilità, fiducia.

E' stucchevole poiché tali elementi non son parte di una maturata valutazione asettica ed oggettiva, piuttosto risultanti attentamente individuate di interessi ormai "storici" e "consolidati".

Non che sia un male di per se che vi sia o vi siano... un interesse o degli e diversi interessi... diversamente solidali o conflittualmente antagonisti.

La questione di fondo non giace certo nella possibilità o volontà di "confronto" e discussione ma rimane, ahi noi, spesso ancorata alla vituperata quanto accomodante nemesi... dell'assunzione od allontanamento dalle proprie responsabilità.

Un'accorta quanto vigile sorveglianza dell'indole umana sui meccanismi di deresponsabilizzazione.

Una sorta di studiata od istintiva "protesi"che emerge nelle dinamiche relazionali ove i rapporti umani vengono improntati ed inevitabilmente indirizzati sui binari dell'in-colpevolezza del pensiero e di conseguenza dell'agire "personale", affinché ciò che che si esige dall'altro possa essere finalmente preteso in nome di una delega in bianco firmata in suo favore, scaricando inequivocabilmente su di esso ogni onere, obbligo ed impegno da tal protesi derivante.

Oneri, obblighi ed impegni che non prevedono riconoscimenti di merito ma solo note di biasimo, poiché quella delega in bianco sottoscritta presuppone per il firmatario non una ma la "pretesa": l'attesa, la risoluzione e la rimozione di ogni ostacolo o difficoltà per le quali il committente esige dall'esecutore un risultato professionale, immediato e vantaggioso... ad opera D'ARTE...
Senza essere neanche minimamente sfiorati dal dubbio o dalla necessità di dover (magari un giorno) "spendere" o "scontare" una possibile o probabile "cambiale" in banca!

Senza troppe e sofisticate enfasi, senza eccessivi vincoli, condizionamenti e legami e senza ulteriori costi... di alcuna natura... costoro, presunti e solerti vittime del sistema, emettono grida di scandalo contro fantomatici "LORO" e la di loro soverchia.

E pretendono giustizia!

Un "LORO" indistinguibile ed onnicomprensivo!

In quell'insieme si racchiude, infatti, tutto il "manifesto" e la "manifestazione" del potere, del privilegio, dell'invidia di non esserne parte. Non tanto la sincerità d'animo nella denuncia di un sopruso.

Il cardine dello scandalo di cui, coscientemente od incoscientemente, qui si parla non è difatti il sopruso ma il privilegio mancato!

Che la giustizia bruci gli uni per sostituirli con altri e non che redima i primi affinché possano essere o ritrovare un virtuosismo forse perduto. Un virtuosismo come quello degli "ultimi", degli "inutili", degli "anonimi", degli "innocenti" ed "invisibili" ... ossia quei tal altri a cui sperabilmente ci si dovrebbe più concretamente ispirare!

E ciò perché ...tutto quanto originariamente avrebbe dovuto far capo proprio a noi... si pretende sia o fosse da sempre in capo a qualcun altro!

Dalla notte dei tempi... si è portati a ragionare come "INDIVIDUATORI" di colpevoli!

Individuare un colpevole è estremamente più semplice che assumersi la doverosa responsabilità sul proprio essere.

In quest'ottica tutto, allora, diviene conseguenziale: nel focalizzare l'obiettivo, nel puntare il dito, nell'acclamare al criminale!

Si è spesso, d'altronde, portati a ragionare sul fatto che il termine "disfunzionale" delle nostre vicissitudini sia sempre il prossimo... l'unto o meglio l'untore, che peste lo colga o lo abbia giustamente colto!

Poiché sì nefasta ipotesi spetta solo a colui che abbia osato acquisire anzi usurpare... "grazie" e "benefici" che ad altri (ossia a me medesimo) spettavano.

E che la piaga su di LORO sappia imporsi incondizionatamente, infliggendosi con biasimo e dolore ed inflessibile giustizia divina.

Ma chi siamo Tutti noi per pretendere Tutto questo ?!?

Quale interesse stiamo tutt'ora servendo ?!?

Dio O Mammona ?!?

La sostanza non cambia gli avvenimenti semmai potrà farlo la propria e personale presa di coscienza.

Veniamo pertanto al nucleo e fondamento di questo intervento:

Un buon piano di stabilizzazione!

Cos'è un buon piano di stabilizzazione?

Be'... dipende dal punto di vista dell'analisi... immagino.

Quindi non giriamoci troppo intorno con la teoria e prendiamo qualche esempio, senza lasciarci trascinare nel fondo della vuota e novella retorica.

Un buon piano di stabilizzazione presume l'aggiustamento di parametri economici fuori equilibrio rispetto a certi schemi altrettanto economici di: "dare e avere".

Ma un buon piano di stabilizzazione potrebbe riguardare anche equilibri di altra natura: sociali, politici, culturali, religiosi, etnici, antropologici, scientifici...

Allora quando si parla di piano di stabilizzazione rivolgendosi con ciò a complessi problemi che riguardano gli Stati, le Istituzioni Sovranazionali, gli Organismi Internazionali di Controllo, gli Interessi Globali dei diversi attori in gioco, è necessario avere un quadro d'insieme delle variabili che influiscono sul piatto della bilancia.
E tali variabili non possono essere liquidate con spudorata e spavalda oratoria, che sia essa accademica o popolare.

Torniamo all'indispensabile esempio.
La crisi anzi le crisi che stiamo vivendo in questo primo scorcio di millennio ci offrono innumerevoli spunti e motivi d'approccio ma per intenderci meglio ne sceglierò uno intermedio, rispetto al vissuto quotidiano "italiano".

In politica economica come in una storia romanzata, un buon montaggio è tutto!

Pertanto se si è in grado di "montare" una storia ogni dibattito ne sarà "giustificatamente legittimato".

A cosa servono, altrimenti, i collaudati servizi d'approfondimento giornalistico della cultura d'avanguardia antagonista moderna? Gli interventi dalle Aziende in crisi? I malumori della classe lavoratrice (un tempo operaia per merito oggi operaia per dequalificazione e delegittimazione)? Le grida della folla in piazza? Gli striscioni e le vignette e le magliette con le scritte irriverenti e spregiudicate... in studio?

Ma il montaggio non è la storia ed ogni storia è a parte come è giusto che sia!

Ogni storia è il resoconto energico ed appassionato di un interprete che ha vissuto sulla propria pelle il proprio tempo, con i suoi pro ed i suoi contro.

Annullarlo nella genesi dello stereotipo da pop-art come inaugurato negli anni sessanta da A.W. con il vaticinio dei 15 minuti di popolarità, dovrebbe rivelarsi una prova tanto misera quanto spregevole dell'essere umano che misura il suo prossimo alla stregua di un mero calcolo ed interesse, di una mera apparizione!

In tal guisa, in effetti, il mondo risulterebbe (o forse risulta ormai da tempo) uno "schifo" grazie all'opera di uomini che abilmente e consapevolmente, uno schifo si son ridotti!

Il montaggio non è la storia ed ogni storia è pregna dei propri contenuti.
Non è certo il "mondo" o l'esistente nella sua completezza ed uniformità ma è pur sempre un parametro, una lente, un microcosmo... attraverso il quale poter misurare, ponderare o comparare gli eventi e forse analizzare e.o prevedere, desumere, studiare, catalogare ed infine poter sperimentare ulteriori ruoli, vicende e avvenimenti!

Un buon piano di stabilizzazione, per gli artefici dell'economia contemporanea, si traduce in schemi da applicare nella più retorica delle esecuzioni militari. Diversamente per i fautori dell'economia politica alla ricerca di un sincero connubio ed equilibrio socio-culturale, un buon piano di stabilizzazione deve tradursi in utili ed efficaci risorse ed energie da dedicare o mettere a disposizione di tutti affinché tutti, secondo il loro grado e capacità di assorbimento nello spazio e nel tempo, possano essere messi in grado di goderne.

Un programma ambizioso, parrebbe, ed altrettanto utopico, ad onor del pragmatico, ma unico ed inossidabile nei suoi intenti e scopi "sociali".

Per questo è inutile girare ulteriormente troppo intorno alle parole, poiché chi le spende in propaganda si ammanta spesso di buoni propositi per mascherare ben altre intenzioni.

L'ESEMPIO INTERMEDIO DI UN BUON PIANO DI STABILIZZAZIONE:

ALBA
Alleanza bolivariana per le Americhe

El ALBA-TCP como mecanismo de cooperación de alcance regional

FUNDAMENTAL PRINCIPLES OF THE PEOPLES’ TRADE TREATY

1. Trade with complementariness, solidarity and cooperation, so that together we reach a worthy life and living well, promoting trade rules and of cooperation for the well-being of people and in individuals of the underprivileged sectors.

2. Sovereign trade, without conditioning nor interference in internal affairs, respecting the political constitutions and the laws of the States, without forcing them to accept conditions, norms or commitments.

3. Complementary and solidary trade among the peoples, the nations and their companies. The development of the socio-productive complementation on cooperation bases, advantage of existing capacities and potentialities in the countries, the saving of resources and the creation of uses. The search of complementarity, cooperation and solidarity between the different countries. The constant technical – scientific exchange, cooperation and collaboration as a for of development, having in consideration the strengths of the members in specific areas, with a view to constituting a critical mass in the field of the innovation, science and the technology.

4. Protection of national production interest, for the integral development of all the peoples and nations. All the countries can become industrialized and diversify their production for an integral growth of all the sectors of their economy. The rejection to the premise “export or die” and the questioning of the model of development based on exporting enclaves. The privilege of the production and the national market that the satisfaction of the necessities of the population through the internal factors of production impels, mattering what is necessary and exporting the excesses of complementary form.

5. The solidary treatment for the weakest economies. Cooperation and unconditional support, with the end for them to reach a level of sustainable development, that allows to reach the supreme social happiness.

While FTAs impose equal and reciprocal rules for the big and small, the TCP proposes a trade that recognizes the differences between the different countries through rules that favors to the smallest economies.

6. Recognition of the sovereign States role in the socioeconomic development, the regulation of the economy. The fortification of the State like central actor of the economy from a country at all the levels, facing the opposite private practices the public interest, such as the monopoly, oligopoly, the cartelization, hoarding, speculation and usury. The TCP supports the nationalization and the recuperation of companies and natural resources to which the peoples have the right to, establishing legal defense mechanisms of aforementioned.

7. Promotion of the harmony between the man and the nature, respecting the Rights of the Mother Earth and promoting an economic growth in harmony with the nature.  The Rights of Mother Earth are recognized and the sustainability in harmony with nature is promoted.

8. The contribution of trade and investments to strengthening of the cultural and historical identity of our peoples. While the FTAs aims to convert the whole humanity in simple consumers standardizing the patterns of consumption to extend therefore the markets of the transnational companies, the TCP impels the diversity of cultural expressions in the trade.

9. The favoring to the communities, communes, cooperatives, companies of social production, small and medium companies.    The Joint promotion towards exports markets of our countries and of productions that result actions of productive complementation.

10. The development of the sovereignty and food security of the member countries based on a social and integral quantity and quality food for our peoples. Support to food policies and national production to guarantee the access to the population of an adequate quantity and quality feeding.

11. Trade with tariff policies fit to the requirements of the developing countries. The elimination between our countries of all barriers that constitute an obstacle to the complementation, allowing to the countries to raise its tariffs to protect its infant industries or when they consider it necessary for its internal development and the well-being of its population with the purpose of promoting a greater integration between our peoples. Asymmetric and nonreciprocal tariff reduction that allow the less developed countries to raise their tariffs to protect their infant industries or when they consider it necessary internal development and the well-being of its population.

12. Trade protecting the basic services as human rights. The recognition of the sovereign right from the countries to control it services according to its priorities of national development and to directly provide with basic and strategic services through the State or in mixed investments with partner countries.

In opposition to the FTA that promotes the privatization of the basic services of water, education, health, transport, communications and energy, the TCP promotes and strengthens the role of the State in these essential services that allow for the full compliance to human rights.

13. Cooperation for the development of different servicessectors. Priority to cooperation directed to the development of structural capacities of countries, searching for social solutions in sectors such as health and education, among others. Recognition of the sovereign right of countries to control and regulate all services sectors seeking for promotion of its national services companies. Promotion of the cooperation among countries for the development of the different services sectors prior to the impulse of the free unfair competition between services companies of different scale.

14. Respect and cooperation through Public Purchases. Public purchases are a planning tool for the development and promotion of national production that must be strengthen through participation, cooperation and the joint execution of purchases when convinient.

15. Execution of joint investments in trade issues that can adopt the form of Grand National companies. The association of state companies of different countries to impel a sovereign development and of mutual benefit.

16. Partners and no bosses. The exigency that foreign investment respects national laws. Unlike FTAs which impose a series of advantages and guarantees in favour of transnational companies, the TCP looks for a foreign investment that it respects the laws, re invest the utilities and solves any controversy with the State like any national investor.

The foreign investors will not be able to demand to the National States nor the Governments for develop policies of public interest.

17. Trade that respects the life. While FTAs promote the patents of the biodiversity and the human genome, the TCP protects them as a common patrimony of humanity and the mother earth.

18. The overlapping of the right to development and health to intellectual and industrial property. Unlike FTAs which look for patenting and extending the duration of the patent of inventions that are fundamental for the human health, the preservation of the mother earth and the growth of the developing countries, -many of which have been made with funds or public subventions- the TCP overlaps the right to the development and the health to intellectual property of transnational companies.

19. Adoption of mechanisms that entail monetary and financial independence. Promotion of mechanisms that help to strengthen the financial, monetary sovereignty, and the complementariness in this matter between the countries.

20. Protection of the labor rights and the rights of the indigenous peoples. Promotion of the total use of such and the sanction to the company and not to the country that fails to fulfill them.

21. Publication of trade negotiations in order that the peoples can exert its protagonist and participative role in trade. Nothing of secret negotiations and behind the back of the population.

22. The quality as the social accumulation of knowledge, and its application in the production based on the satisfaction of social needs of the peoples, according to a new concept of quality within the framework of the ALBA-TCP so that the standards do not become obstacles to the production and the trade exchange between the peoples.

23. The free mobility of the people as a human right. The TCP reaffirms the right to free human mobility, with the intention to strength the bndss of brotherhood between all the countries of the world.

Fonte: http://alba-tcp.org/en/contenido/governing-principles-tcp

sabato 17 maggio 2014

La sofisticazione sarà forse figlia dell'interesse

Quando sistemi complessi si spacciano per semplici utilizzando termini ai più non familiari, probabilmente stiamo assistendo ad una sofisticazione della realtà.
Tale sofisticazione si rende necessaria non tanto dalla complessità del sistema ma dalla volontà di rendere quella complessità possibilmente incomprensibile.
Ogni sistema, in essenza riconosciuto, si presenta infatti all'uomo come sistema complesso.
Si pensi al corpo umano o alla  natura del sistema vegetale, animale e minerale in genere.
Ciò non di meno, non vuol dire che debba essere al tempo stesso estremamente complicato nella sua esplicazione... o nell'intuizione del suo funzionamento, diretta o indiretta essa sia.
Nel tentativo di comprenderne razionalmente i principi o percepirne istintivamente i meccanismi relazionali l'essere si inerpica, spesso, in assurdità genetiche e demenziali di propria considerazione al fine di piegarne le volontà alla propria accondiscendenza.
Ecco un termine che tornerà utile ora ed in futuro a Tutti coloro che mirano alla gestione del "potere": Accondiscendenza!
Accondiscendere è infatti un verbo comodo e proficuo per chi ama sofisticare la realtà.
E' comodo per chi delega. E' proficuo per chi esercita!
E' un verbo ecumenico capace di esaltare e demolire, nel medesimo istante, le molteplici personalità che partecipano al divenire sociale.
Più di ogni altra cosa è, però, uno degli strumenti più pratici per l'esercizio del "governo" nei moderni sistemi complessi. Uno splendido strumento messo a disposizione dall'inerzia e dalla riluttanza di ognuno di noi nell'assumersi responsabilità, nelle mani di coloro che ad ogni livello "sfruttano" queste ritrosie e tentennamenti per assuefare il prossimo ai loro condizionamenti quotidiani.

Sovrani.
Sovrintendenti.
Amministratori e Burocrati.
Intercessori, Graduati, Tecnici o Neofiti della Milizia.
Marescialli e Sergenti , Capitani e Tenenti.
Funzionari, Tecnici, Politici, Imbonitori e Mentitori Impertinenti.

Criminali in pectore... organizzati, consociati, socializzati, istituzionalizzati!

Accondiscendere significa lasciarsi imporre, dominare, controllare, ordinare... in tal senso... significa pertanto sottomettere o sottomettersi.

Naturalmente ed imprescindibilmente per certi Impositori ed Inquisitori la "regola" da loro acriticamente imposta è estremamente più essenziale dell'esistenza da altri intimamente incarnata ed auspicata.

E tutto ciò, tutto ciò su espresso e denunziato. Tutto ciò qui esplicitamente richiamato ed evidenziato.
Tutto ciò qui enfaticamente esposto ed articolato... in nome di un dovere che nulla allaccia con la capacità di discernere tra bene e male, tra equo e iniquo, tra giustizia e malafede ma che affonda la propria identità tra le viscere della propria presenza in carne e ossa o presunto e anelato spirito trascendentale!

In altre parole: in nome del Nulla!

René Guénon ebbe a scrivere un tempo: "La civiltà moderna appare nella storia come una vera e propria anomalia: fra tutte quelle che conosciamo essa è la sola che si sia sviluppata in un senso puramente materiale, la sola altresì che non si fondi su alcun principio di ordine superiore. Tale sviluppo materiale, che prosegue ormai da parecchi secoli e va accelerandosi sempre più, è stato accompagnato da un regresso intellettuale che esso è del tutto incapace di compensare..."

La compensazione non è infatti prevista nei sistemi complessi su cui si esercita o tenta di esercitarsi il potere. Poiché la compensazione presume un compromesso tra esigenze di natura diversa che cercano istintivamente un equilibrio.
Nel mondo animale, per come lo "conosciamo", l'equilibrio è dato dalla capacità di sopravvivenza.
Darwin definì questo meccanismo evoluzione e con questo nome scrisse un Best Seller.
L'accademia inconfutabilmente lo premio con un posto nella scienza ed uno nella storia.
Magari, forse, senza porsi troppe domande...inopportune!

Chissà se Guénon sarebbe stato d'accordo con tale assunto.
E più ancora se lo fosse stato qualcun altro di ben più illustre per la "creazione" umana?

Ma queste sono solo mie misere congetture ed argomentazioni "faziose".

Quel che importa ora è volersi esercitare nel misurare la faziosità, ovunque essa si annidi. Ed in questo esercizio è evidente che in pochi si accingono poiché in molti si adeguano od, in altri termini, accondiscendono.

Torniamo quindi ai sistemi complessi ed alla loro presunta incomprensibilità.

Assistiamo inermi a siparietti da salotto confezionati in scatola per contenitori a prova d'urto. Contenitori al riparo delle e non dalle telecamere. Un riparo in effetti che assume un senso opposto rispetto a quello cui saremmo portati a pensare. Perché il senso moderno della realtà è racchiuso nell'esposizione mediatica ove tutto ciò che è contenuto, appunto, esiste e tutto ciò che ne è escluso non ha merito, opinione o riferimento.

L'esclusione equivale all'ignoto e quest'ultimo al vuoto.
Il vuoto cosmico, spesso teorizzato, è un concetto a volte più esiziale che scientifico ma espone altrettanto efficacemente un modello di analisi, presentazione ed interpretazione del tessuto sociale.

L'uomo non si sente partecipe della realtà odierna se non nella misura in cui le sue emozioni riescono a trasporsi nell'intermediazione spettacolarizzata delle "telecamere".

Le emozioni, in tal guisa, assumono spessore solo in termini di emulazione. Perdono ogni sintomo o causa naturale. Acquisiscono rango di sistema giuridico, politico, economico, matematico, scientifico, cinematografico. Le emozioni divengono merce alla stregua di ogni altro elemento misurabile.
L'uomo stesso divien merce alla stregua di ogni altro prodotto modificabile.
Malleabile, poliedrico, polifunzionale ed al limite sostituibile a fine carriera, per usura, obsolescenza o inadattabilità, inadeguatezza, inidoneità ai nuovi sistemi di produzione della realtà stessa.

Siamo commisurati ad oggetti ed in quanto tali ci comportiamo adeguandoci a sistemi complessi che difficilmente comprendiamo e non perché non saremmo in grado di farlo ma per pura smania di deresponsabilizzazione, nell'efficacia eterna dell'accondiscendenza al potere!

Un saluto flemmatico,
Elmoamf

P.S.
Il prossimo approfondimento in merito... A Quando avrò intenzione di scriverlo!

sabato 1 marzo 2014

Rassegnati al "Cosi fan Tutti"... Ovvero l'era moderna del cannibalismo senza scrupoli.

Tratto da un Best Seller di fama mondiale:

"... alla fine l'argomento più persuasivo in favore dell'abbandono della Freedom Charter si rivelò anche il meno fantasioso: cosi fan tutti. Vishnu Padayachee riassunse così il messaggio che la leadership dell'Anc riceveva dai governi occidentali, dal FMI, e dalla Banca Mondiale. Dicevano: Il mondo è cambiato; quella roba di sinistra non vuol dire più niente; questo è ormai l'unico modo di giocare..."

Il problema non giace nelle politiche di sinistra o di destra ma nel corretto utilizzo delle parole rispetto ai fini che ci si prefigge.

La guerra ideologica (The battle of ideas) è combattuta sul campo della persuasione e della persuasività della comunicazione sulle necessità e sulle sensibilità di massa.

L'intento è quello di far passare per "popolari" politiche che sono del tutto antitetiche all'interesse sociale.

La risposta a tale subdolo programma quale può e dovrebbe essere allora?

La presa di coscienza della reale consistenza di tali intenti.

Non mischiamo la demagogia, il populismo e l'ideologia politica rischiando di combattere contro i mulini a vento e per una vittoria di Pirro.

La sfida si gioca su interessi economici di enorme portata che vanno compresi prima ancora che affrontati.

Senza l'arma della concretezza ogni lotta sarà vana e senza riconoscere il velo dell'ipocrisia in chi propaganda la libertà e la gloria, sarà altrettanto vana ogni presunta vittoria o conquista politica... se tale conquista non sarà in grado di tradursi in diritto e dovere sociale.

Condiviso e Solidale!

La lotta è tra Titani ossia tra l'esaltatore di stenti legato alla politica del Trickle Down ed il fautore di utopie legato alla politica della redistribuzione della ricchezza.

So di parteggiare spregiudicatamente per una certa filosofia della società che evidentemente non appartiene alla maggioranza delle elite che dominano il pensiero moderno legato (cappio al collo) all'economia di mercato ed al "vantaggio" (o ricatto?!) del Capitale... ma so che il sacrificio di ognuno sarà propedeutico alla presa di coscienza dell'operato proprio di ogni singolo individuo.

Perché se da un lato è vero che nasciamo soli, nella sofferenza e nel pianto... è altrettanto vero che dal momento della nostra nascita il nostro istinto cercherà l'accoglienza, il calore e la condivisione familiare del prossimo.

Una madre... ed anche un padre... chiamati ad abbandonare il proprio figlio... se l'han fatto per avidità... prima o poi ne pagheranno il conto... se l'han fatto per necessità... prima o poi ne vivranno la sofferenza del rimpianto... se l'han fatto per amore... prima o poi troveranno il modo per ricongiungervisi accanto!




Forse? Molto Forse? Quasi Inverosimile?

"Per-lo-meno" lo si continua a sperare ed auspicare!

Un saluto,
Elmoamf

venerdì 13 dicembre 2013

Generazione, Cogenarazione e Degenerazione dei Diritti

ETICA, SOLIDARIETA', DEMOCRAZIA E CAPITALISMO
ANALISI DI UN CONFLITTO

Cosa siamo di fronte all'estasi di un attimo intensamente vissuto?
Niente!
Se non carne da bruciare.
Abbiamo vissuto al di sopra delle ns possibilità, così ci vien detto e comandato.
Ed ora?
E' l'ora del sacrificio!
Quello umano, che tocca l'intimo dei sentimenti ed il substrato della sofferenza.
Quello che non si fa scrupoli di sorta: sulla società, sull'individuo, sulle inevitabili connessioni che l'individuo umano stesso (per sua natura) implica. Intrecci relazionali di tipo amicale, familiare, filiale, solidale... di nuovo, inevitabilmente ed antropologicamente, sociale!
Abbiamo vissuto al di sopra delle ns possibilità e pertanto ora è l'ora della riformulazione dei Diritti!

GenerazioneCogenerazione e degenerazione dei Diritti.

Questi gli stadi attraverso i quali siamo passati o meglio attraverso cui ci si impone di passare, rispetto all'ultimo dei termini impunemente inteso... quello della degenerazione.
L'ultimo sparo, l'ultimo colpo è quello della rassegnazione, del cedimento, della sconfitta sotto ogni forma... umana od ultraterrena che sia.
Ammettere la logica del prevaricante è come ammettere la propria inadeguatezza nei confronti della realtà quotidianamente vissuta. Ed il cedere alla degenerazione, allora, appare del tutto funzionale alla ns logica di incoerenza concupiscente, condotta verso una forma insana di amore della liberà: la libertà del "lasciar fare".
Siamo agli albori della prima edizione del dizionario della NeoLingua.
Un'Era in cui abbiamo in modo tanto evidente quanto sfumato, scientemente quanto al tempo stesso inconsciamente derogato... rispetto alla ns libertà di persone, al significato ed al senso ultimo delle cose.
Un etereo, evanescente ed impreciso connubio sociale, là dove sciaguratamente abbiamo demandato quella "libertà" alla scelta altrui, rispetto alle prerogative inderogabili del ns vissuto.
Queste scelte inderogabili coinvolgono aspetti fondamentali della ns affermazione dignitosa di esistenza.
Aspetti quali la realizzazione personale, la costruzione comunitaria di società (sotto forma di famiglia tradizionale o diversamente ed istituzionalmente intesa, interpretata e tutelata), lo sviluppo individuale, culturale e civile e quindi politico-filosofico-storico-antropologico.
Uno sviluppo conseguenzialmente interconnesso, rispetto al proprio ed altrui ambiente di appartenenza, all'universo esponenziale delle prerogative di sviluppo intellettuale umano!

Ecco allora che questo sviluppo avverte la "minaccia" alla propria esistenza e nel percorso ancora inconscio, talora latente, per lo più istintivo prima che consapevole, organizza la propria reazione ed esprime il proprio dissenso.
Tale dissenso nasce, pertanto, non come diretta assunzione critica e conseguenziale riconoscimento di un preciso e meditato attacco al diritto ed alla tutela dei diritti, quanto più come reazione implicita al proprio bisogno di sopravvivenza.

La massa dell'opinione pubblica preme affinché il proprio bisogno primario, l'istinto di conservazione, la preservi dalla sua eliminazione o estinzione. Essa al momento agisce in senso sparpagliato e non ben cosciente dei mezzi più adeguati all'agire. Persegue uno scopo nella teoria ancora confuso ma nella pratica già tangibile e suscettibile di riconoscimento specifico, qualificabile nel desiderio di "emancipazione" dalla soverchia della tirannide, ovunque essa si annidi!

Sullo stesso piano, il sistema dominante di organizzazione sociale del mondo occidentale o meglio e più appropriatamente del Nord del mondo, emerso dal crollo e dalle ceneri del socialismo reale (incarnato ed imperniato sull'impianto burocratico-comunista sovietico) avverte questa pressione esterna ai propri meccanismi e da essa è sollecitato ad assumere contromisure ed ulteriori restrizioni di tutele.

Il Capitalismo (nella sua forma contemporanea tecno-finanziaria neoliberista) in forza di sistema dominante, uscito proditoriamente (?) apparentemente... quanto ufficialmente, vittorioso dalla guerra fredda del secolo appena trascorso, percepisce suo malgrado quell'intrinseca fragilità insita nel suo stesso processo di difesa da quelle forze che ad esso vanno opponendosi!

La sua egemonia, il suo primato, sono insidiati dalla necessaria riaffermazione (contrastante ed opponente) di esistenza della propria classe sociale media, come d'altronde dall'onnipresente "peso" delle masse popolari più povere ed indigenti (disperse al suo interno come e più consistentemente concentrate nel Sud del mondo) che oggi rischiano di essere sempre più drammaticamente e totalmente schiacciate dalla sua "ingordigia". Sacrificate sull'altare del profitto a tutti i costi.

Lo scopo fondamentale del Capitalismo, la sua naturale essenza, è il profitto!
La ricerca del profitto indefinito è il suo motivo d'essere, la sua esigenza e connotazione ideologica.
La sua logica, quindi, si muove in un ambito in cui gli ostacoli che si frappongono a tale scopo debbono essere indubbiamente ed inevitabilmente rimossi. Una rimozione che non significa necessariamente ed "ora!" "eliminazione" ma può tradursi anche in "adattamento" di quei fattori ritenuti nella loro forma attuale come ostativi.

Diritti e tutele assumono allora i contorni machiavellici e pittoreschi delle parafrasi cosmetiche sancite attraverso i "protocolli" politici: leggi, riforme, trattati, regolamenti, codici, accordi, contratti, patti!

Il Capitalismo assume la politica e la fa propria attraverso la sua diretta partecipazione nelle alte, medie e basse sfere decisionali: Tecnocrazie, Classi Dirigenti Partitocratiche, Classi Dirigenti Burocratiche e Funzionali.

La missione del Capitalismo è perpetuare se stesso a prescindere dalle conseguenze materiali del proprio complesso sistema di azioni. Nel fare ciò però esso rischia di minare le fondamenta medesime su cui si è eretto ed attraverso le quali è riuscito a mantenersi in vita e nel tempo a contrastare quanto a far soccombere quelle forze che a lui, consapevolmente o meno, si sono opposte e tuttora si oppongono. Rischia quindi per ciò stesso di crollare, di dirigersi verso l'autodistruzione.

La coscienza, più o meno lucida, di questa evidenza è avvalorata da altri essenziali fattori. Se, infatti, il metodo di produzione capitalista volto esclusivamente al profitto, implica una messa in opera di fattori e meccanismi di produzione che distruggono il tessuto sociale ed ambientale e quindi non solo incide negativamente sulla sfera umana propria ma sull'intero ecosistema portandolo verso la soglia di rottura, allora il sistema capitalista avverte anche per tale via una minaccia alla propria esistenza.

Ecco allora che esso si affida alla tecnica ed alla capacità della tecnica di affinare i sistemi d produzione e di conservazione dell'ambiente naturale ed umano affinché quel punto di rottura con l'intero ecosistema sia scongiurato. Ma nel fare questo egli conseguenzialmente deve perdere di vista il proprio scopo originario, il profitto, per assumere quale nuovo scopo essenziale (o esiziale?!) lo sviluppo della tecnica.

Questo nuovo conflitto, tra tecnica e capitalismo, là dove la prima tende ad assumere essa stessa il predominio rispetto al secondo, che assumerà pertanto il mero ruolo di mezzo per il raggiungimento indefinito della sua potenza e non più per il raggiungimento indefinito del profitto... dicevamo, questo nuovo conflitto pone il capitalismo di fronte ad un ulteriore scelta: quella di limitare l'azione della tecnica ed al fine comprimerla nell'ambito della propria ed unica sfera d'influenza.

La tecnica come il diritto e le tutele vanno circoscritti a pochi affinché quei pochi possano mantenerne il controllo e per tale via mantenere in essere il controllo stesso del sistema capitalistico sul divenire storico.

Un contraddizione in termini, quanto un evidente costrizione della natura dei sistemi affinché essi appaiono ciò che in realtà non sono o meglio ciò che a loro si nega propriamente di essere.

L'aspirazione al diritto ed alle tutele proprio di un sistema democratico che abbia come obiettivo il benessere sociale e l'equa e giusta partecipazione degli individui alla costruzione politica, economica e civile così come un'equa redistribuzione delle risorse, una preservazione dell'ambiente naturale, una regolamentazione dei rapporti tra tutti gli attori presenti nel sistema stesso, che garantisca uguali ed equilibrati meccanismi di "trattamento" dei contrasti e dei confitti d'interesse ma la cui esigenza primaria e quindi il cui scopo sostanziale giaccia sempre e comunque nella salvaguardia della propria base giuridica e costituzionale quale elemento univoco e legittimo di auto-riconoscimento costitutivo e fondamentale, è in aperto contrasto con un sistema il cui scopo diversamente rappresenti la limitazione di quella vitale e medesima base giuridica.

Allo stesso modo, l'implicita e connaturata volontà della tecnica di esprimere la propria potenza e la propria essenza nella continua ricerca (una ricerca indefinita) di scopi che alimentino a loro volta l'ulteriore potenza ed ancora ed ancora... è inevitabilmente conflittuale rispetto ad un sistema che ne voglia limitare le possibilità in nome della propria preservazione.

Il paradosso ed il massimo apice che il sistema Capitalista oggi ha assunto è quello della tecnocrazia finanziaria. Il perfetto connubio (evidentemente a suo modo di vedere) tra tecnica e democrazia. Nell'ottica (altrettanto evidente) di poter, per tale via, mantenere le redini di quel "controllo" sull'intero sistema sociale ed assicurarsi così la loro subordinazione rispetto al proprio principale interesse, che è e rimane: il profitto!

Le dinamiche ed il divenire umano raccontano però una storia diversa e questo fragile connubio che l'attuale e complesso regime dominante ha nel tempo creato... è destinato, presto o tardi, a franare, ad infrangersi contro la dura realtà della propria insostenibilità.

Se, in modo difforme da quanto il buon Emanuele Severino sostiene, non sarà la tecnica ad avere il sopravvento... allora sarà ancora e di nuovo possibile il tempo della democrazia che (sollecitata, spinta o sospinta dalla pressione del popolo) potrà avanzare le proprie mosse. Avere la chance di riaffermare il proprio ruolo cardine e fondamentale al centro di quel divenire umano.
Ed in questo riponiamo la ns speranza affinché l'affermazione dei "diritti fondamentali" e delle "tutele sociali", quali qui si è cercato di trattare, non siano annichiliti tanto dal capitalismo quanto dalla stessa tecnica ma, al contrario, costituiscano l'elemento portante per l' "Edificazione" di una nuova e più consapevole classe dirigente!

Un saluto ed un augurio di buon Natale a tutti con la speranza che la riaffermazione della Sovranità Costituzionale sia il faro del ns incedere.

Elmoamf

Pubblicato anche in:
Appello al popolo - E-zine risorgimentale – Organo del partito che ancora non c'è

lunedì 14 ottobre 2013

Orizzonti Costituzionali

Riprendo qui, per farne mio tesoro personale e dono per i miei cari quattro lettori, il post pubblicato da Orizzonte48 che annuncia l'uscità imminente (...ma già disponibile nei canali OnLine IBS ed Amazon) del suo immane lavoro di divulgazione tecnico-scientifico-giuridica, svolto nell'arco di questi ultimi tempi sul Blog ma prima ancora frutto di una provata esperienza accademica e professionale decennale.
La necessità di un quadro giuridico chiaro entro il quale poter analizzare in maniera più lucida e distaccata i fattori, le cause, le possibili criticità, le prospettive e le proposte di soluzione dell'attuale crisi culturale economico-politica che stiamo oramai vivendo da più di un "semplice" quinquennio... erano e quindi sono quanto di più auspicabile ci si potesse augurare.

Definire i contorni normativi, le origini e le tracce di un'agonia costituzionale, la deriva dell'interpretazione di parte degli assetti istituzionali e continentali sarà utile per quanti (e spero per tutti) coloro i quali hanno ancora difficoltà nel comprendere (con un più ampio spettro di vedute e calibrazioni della realtà) la genesi o palingenesi dell'Evoluzione Europea.

Se da un lato, infatti, il lavoro di analisi economica di "alcuni" economisti "dissidenti" è servito per far emergere le contraddizioni "pachiane" di un sistema lasciato libero di autoprosciugarsi, dall'altro l'essenzialità di inserire questo approccio sotto la più esaustiva, circostanziata e cognitiva lente del "Diritto" potrà tracciare un sentiero "virtuoso" verso la ripresa e la comprensione di concetti divenuti asfittici e desueti.

Democrazia, Responsabilità , Partecipazione.
Sovranità, Maturità ed Emancipazione.

Un caro saluto a tutti ed un agurio sincero a Quarantotto affinché il Libro possa essere e sia un successo!

Elmoamf

Di seguito Il Post con l'annuncio della pubblicazione, direttamente dal Blog Orizzonte48:

EURO E(O?) DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE: THE COMING OUT


1- Allora questo è il libro già preannunziato.
Vi troverete discorsi ripresi dai post, in buona parte, ma anche un filo conduttore, una cornice organica fondamentale, che cercherà di guidarvi in quella necessaria compenetrazione tra aspetti economici e aspetti giuridici che rimane il tema centrale per un recupero della democrazia.

2- In copertina avete Calamandrei, Lelio Basso e Fanfani, contrapposti a Schauble, Olli e Juncker.
(Notare la sostanziale somiglianza fisica tra gli ultimi tre, con piccoli dettagli differenzianti come occhiali o gradi...di fronti "variamente spaziose"; il che ci "interroga" sui "normotipi" antropologici, secondo varie versioni che risalgono al positivismo ottocentesco...).
.
Il libro si sviluppa su un processo di "immedesimazione" (nel mio piccolo), che origina da una domanda che voi stessi ponete con urgenza:
"Cosa direbbero oggi i costituenti?

3- Dovrebbe debuttare "a partire" dal 15 ottobre nelle librerie giuridiche e in quelle del circuito di distribuzione della casa editrice.

4- Sarà anche possibile rinvenirlo, a quanto mi dicono (in realtà se voi lo ordinate e poi verificate mi sa che è "meglio"), nelle librerie Feltrinelli, settore libri giuridico-economici.
Ma sempre dal 15 ottobre in poi.
Una volta che sarà inserito nel "catalogo" della Dike, parrebbe, lo potrete ordinare anche nelle altre librerie diciamo "generaliste".
Ma questo punto non mi è chiaro. Ho cercato di chiarirlo, ma, siccome non riesco a decodificare la risposta datami, non posso dirvi altro che: tentate.

5- O se no, trovate la libreria giuridico-forense (o, in alcuni casi, "universitaria") dalle vostri parti o nella lista di librerie di regolare distribuzione dell'editore (sopra inserita) e cortesemente recatevi lì.

6- Oppure provvedete, ripeto on line: quando comparirà il libro, - voce del catalogo: "in uscita" o , poi, "recenti pubblicazioni"- sotto ci sarà l'indicazione "per prenotare" (non è che non mi fido che sia comprensibile, è che proprio mi devo rassicurare di aver capito).
Vedremo se il libro sarà inserito nella voce libri "in uscita" anche prima del 15 ottobre.

7- Per non sbagliarvi, se cominciate massicciamente a richiedere informazioni alla casa editrice, utilizzando il link "contatti" inserito nella Home page: almeno crederanno che c'è qualcuno interessato (non parevano credermi molto e, in effetti, solo voi sapete...la verità :-) ). E che non siano coinvolti semplicemente i soliti lettori (ipotetici e di una ristretta elite) della saggistica tecnica.

In fondo questo libro l'ho fatto per consentire a voi di avere uno strumento resistenziale per districarvi tra le spire mediatiche del PUD€ e per poter, in prima persona, DIFENDERE LA COSTITUZIONE.

8- PER EVENTI DI "PRESENTAZIONE", COME MOLTI SAPRANNO, DI SICURO CI SARA' PESCARA IL 27 OTTOBRE.
PER ALTRE COSE, PROVEREMO A FARE IL POSSIBILE, SPECIALMENTE SE SARETE VOI STESSI A CREARE SITUAZIONI "INVITANTI".
SPERO DI POTER FARE PRESTO ULTERIORI E POSITIVI AGGIORNAMENTI