venerdì 12 gennaio 2018

Conformismo e Rivoluzioni: Quel po di Sinistra macchiato di Destra

Che cos'è la Destra? Cos'è la Sinistra?
Lo cantava in tempi non sospetti il compianto Signor G... della cui esegesi Lirica dovremmo essere tutti devoti adepti...
Quel Testo, oggi più che mai attuale ma scritto negli ormai giurassici Anni 90 del secolo appena trascorso, sottolinea ineffabilmente quella sorta di Linea d'Ombra infrangibile tra la volontà d'intraprendenza giovanile e la necessità pragmatica della maturità... 
Sostanzialmente una disfatta intellettuale generazionale.
Un'abdicazione o meglio una genuflessione alle esigenze imprescindibili del Potere (rigorosamente Anonimo) autoEspresso e autoReferenziale... radicatosi nel tempo attraverso l'apoteosi di un'affermazione che ha saputo scientemente ritagliarsi in proprio un'intangibile ed inattaccabile spazio: Libertà!
Quel Concetto di Libertà in grado... un Tempo... di valicare limiti e confini nel nome del popolo e dell'appartenenza ad una comunione di valori e d'intenti... oggi del tutto ed improvvidamente travisato, tralasciato, degradato a spurio concetto di solidarietà, vanamente edulcorato dall'inconsistenza fattuale di ogni "buon proposito" espresso in nome e per conto della Ong e della Onlus di Turno!
Siamo miseri predatoti catturati, ammansiti ed ammaestrati in un recinto ben circoscritto di affabulatori votati al quieto vivere.
Siamo anime perse nella coscrizione, nella recrudescenza ed incertezza dell'avvenire.
Siamo anime senza Spine!
Malleabili, plasmabili e confermabili senza limiti nell'abominio della Dissoluzione.
Anime votate al Padrone.
Un Padrone invisibile e certamente non Celestiale.
Un Padrone concreto e al tempo stesso innaturale... innaturale perché è del tutto idiota (umanamente parlando e disquisendo) e del tutto insensato (universalmente elaborando possibilità entro ed oltre le quali poter considerare le nostre semplici, misurabili e presumibilmente finite esistenze) pensare e pertanto convincersi dell'infallibilità della Verità Ufficiale.
La Verità Ufficiale esiste solo ed unicamente in funzione dell'Interesse di Parte.
E più l'Interesse di Parte riesca a risultare dominante più la Verità Ufficiale tenderà ad affermarsi incontrovertibilmente!
Ora come Ora... rimarrebbe solo una cosa probabilmente da fare... capace di non coincidere in modo assoluto con quella di schierarsi asetticamente dall'una o dall'altra parte... per interpolazione sostanzialmente identiche!
Ora come Ora, più che mai sarebbe indispensabile (se non altro per la misera sopravvivenza dei ns cari ossia, quindi e pertanto, della ns memoria) affermare la propria indipendenza critica e concettuale da una realtà che effettivamente non ci è propria e non ci appartiene.
Nessuno è profeta in Patria... ebbe a dire quel Tale... pertanto come una cometa mi limiterò a trasparire all'orizzonte di una fottuta e notturna notte d'Estate... anzi No... di un fottuto Inverno da principianti del Sapere...

Elmoamf

domenica 15 ottobre 2017

Nicchie d'esistenza nella Civiltà Moderna

Sopravvivere è indubbiamente difficile.
Peccato, però, che il concetto di sopravvivenza sia indissolubilmente legato a quello di natura selvaggia e mai necessariamente ed effettivamente associato a quello di cultura e civiltà e quindi di società antropologicamente, istituzionalmente e tecnologicamente affermata.
Peccato... altrimenti la comprensione delle difficoltà umane nell'era presente risulterebbe più immediata, utile e intuitiva.

Dovendo evidentemente far a meno di questa eventualità nell'interpretazione della realtà sarà opportuno intraprendere una diversa strada per tentare di far almeno breccia nell'immaginario collettivo dell'opinione pubblica.

A tal proposito si rivela interessante lo spunto che la situazione politica spagnola attuale (precipitata incoscientemente nel vulnus e nel caos giuridico-democratico, dai risvolti e dalle conseguenze drammaticamente concreti per gli equilibri sociali e civili) ci offre su di un piatto d'argento.

Una situazione paradossale in cui gli establishment stessi,di entrambe le parti in contesa, hanno deciso volontariamente di cacciarsi, ognuno con i propri obiettivi (non dichiarati) di corto raggio.

Prima, però, di entrare nel merito dell'argomento che mi accingo a trattare si rende necessaria una piccola parentesi.

Non molto tempo addietro mi sono avventurato in alcune considerazioni storico/istituzionali rispetto al percorso parabolico di un certo grado di affermata Civiltà e conseguente degrado di ordine politico-sociale-economico.

Nella fattispecie si era preso in considerazione (in parallelo alla Catalogna nel contesto Europeo contemporaneo) la nascita, affermazione e declino dell'Impero Romano.

Disquisendo, infatti, dell'esistenza (più o meno qualificata) del concetto di "Popolo" e/o "Nazione", mi ero permesso di ragionare su quanto riporto:

...ai suoi albori, anche la fondazione di Roma fu a seguito dell’unione tra diverse comunità (quella dei Latini, quella dei Sabini ed in parte quella degli Etruschi). Nella cartina dell'epoca è variamente quanto incisivamente rappresentata la penisola italiana dei tempi.

Il popolo romano fu il frutto di una progressiva maturazione ed emancipazione culturale, politica e militare che visse il suo apice (a mio stretto avviso) proprio nella Repubblica.

Inizio il suo declino con l’impero, la vastità del quale portò inevitabilmente ad un lento decadimento “sociale”.

Il popolo, in nome del quale si arringava in Senato, era quindi un popolo non etnico ma politico... rappresentato "in primus et solus" dalla Civitas.

Tale termine infatti indicava uno status giuridico ben preciso: la cittadinanza romana così come l’insieme dei suoi cittadini, che nel corso della storia di Roma assunse (assunsero) via via diversi significati più o meno concretamente incisivi nella vita politica e sociale ed economica di Roma quale entità Stato (dal centro alla periferia, dalla penisola alle province più immediate ed a quelle più remote, da un continente all’altro, dalla Repubblica all’Impero appunto).

Una cittadinanza romana che poteva essere concessa a comunità o a singoli individui ma tramite normative ed istituzioni (Comizi, Senato, Magistrati) ben individuate e formalmente riconosciute ed accettate. Dotate, in altre parole, di un autorità ed autorevolezza politicamente e socialmente condivisa.

Essere cittadino di Roma equivaleva ad un riconoscimento giuridico di “partecipazione” da tutti ambito. Equivaleva al riconoscimento civile e sociale di diritti e doveri fondamentali per le comunità e gli individui dell’epoca.

La Civitas consentiva l’accesso alle cariche pubbliche ed a quelle delle varie magistrature, la possibilità quindi di espressione di voto nelle assemblee politiche a nelle diverse elezioni alle cariche istituzionali.

Fu poi con l’avvento dell’impero (ed la lenta agonia dello Stato) che venne efficacemente usata come mezzo per “romanizzare” le nuove province… ma al tempo stesso tale processo di annacquamento delle identità statuali, politiche e culturali (secolarizzate) portò alla loro successiva erosione ed implosione sotto la pressione di nuovi e diversamente vitali “interessi”.

Una storia che si ripete probabilmente ma una storia anche che insegna come l’entità popolo non possa essere banalizzata (come la Civiltà Moderna sospinta dal globalismo ed incarnata da conflitti sezionali tra minoranze di individui portatori di interessi particolari, spesso insensatamente iper-individualizzati e tra loro assolutamente confliggenti) nel mero significato di appartenenza etnico/tribale o geografico/culturale.

Il popolo esiste in quanto espressione giuridica di una comunità coesa che si riconosca in principi e valori sanciti in un documento fondamentale, che ne rispecchi la storia, la maturazione l’emancipazione e l’autodeterminazione, i presupposti ed i progetti del viver comune.

Un popolo che non si forma e non si esaurisce in sterili localismi rivendicatori d’indipendenza ma che si basa su solide fondamenta istituzionali.

Sono tali fondamenta che stiamo distruggendo!

Non da ultimo con la velata e subdola macchinazione ed incentivazione (mia personalissima opinione) dei “Regionalismi” in salsa europea.

Divide et impera recitavano in latino… ed oggi più che mai siamo divisi e si cerca ostinatamente la divisione… scomparendo come popoli effettivi sotto il gioco schiacciante di poteri sovrannazionali spersonalizzanti, tanto invisibili quanto incisivamente pervasivi.

Si cerca un riconoscimento giuridico (nella migliore delle ipotesi) senza peso effettivo ed in base a vacue enunciazioni enfatiche. Nella peggiore, istigatrici di un suicidio fratricida: politico, civile, sociale... senza precedenti...

Credo debba apparire evidente, da quanto appena menzionato, come la stretta connessione tra le necessità impellenti di sopravvivenza e le pulsioni ataviche di socializzazione siano in grado di portare, da un lato (in embrione) allo sviluppo della Civiltà e dall'altro (in consunzione) all'inevitabile tramonto della stessa.

Quello che tenterò di argomentare nel presente scritto, quindi, non è solo una fattuale correlazione tra l'esigenza di preservazione materiale dell'esistenza con la ricerca inevitabile di una controparte sociale... quanto la simbiotica connessione "intellettuale" (ossia da percezione genetico/primordiale e tradizionale/sapienziale dell'intelletto umano) tra lo spirito individuale votato essenzialmente alla soddisfazione unica dell'interesse di parte ed il suo alter ego esistenziale legato invariabilmente alla difesa ed all'emancipazione condivisa di un principio universale di appartenenza comune.

Una Tesi tanto ostica quanto olistica la mia, non posso negarlo... ma che si pone quale sommo obiettivo (forse troppo radicale) di dimostrate come i tentativi "umani" di Costruire civiltà "Avanzate" entrino prima o poi inevitabilmente in conflitto "auto.distruttivo" rispetto agli stessi ambiziosi progetti che ci si era prefissati di raggiungere... e come (Forse!) poter tentare di evitare che una tale ciclica "catastrofe" possa continuare a ripetersi e rigenerarsi.

Partiamo da un assunto:

L'uomo è il frutto delle proprie esperienze o il risultato delle proprie necessità (...e/o vicissitudini) casuali?

Con una certa ragionevolezza potremo magari convenire che... l'uomo sia il frutto di una sintesi fondamentale di una non omogenea quantità d'inferenze ed interferenze nella spasmodica ricerca di un durevole ed al contempo soddisfacente equilibrio.

Preso, pertanto, come parametro di riferimento un tale manifesto ed instabile contesto... conseguenzialmente potremmo asserire che le difficoltà di "adattamento" siano direttamente proporzionali alle capacità di azione/reazione degli individui alle diverse situazioni.

Con ciò non si vuole affermare una presunta preminenza e supremazia della teoria Evoluzionista e Darwiniana sul divenire umano quanto sottolineare una decisa prevalenza dell'istinto primitivo rispetto al ragionamento cognitivo di fronte a vitali ed immediate urgenze.

Torniamo allora alla questione Catalana ed al perché di un repentino cristallizzarsi delle esigenze d'indipendentismo regionalizzano. Un secessionismo parcellizzante che tende a miniaturizzare e snaturare in fatui provincialismi le effettive ed anelate istanze di sovranità democratica di un popolo.

Per farlo, ossia per efficacemente sostenere la Tesi su esposta di una contraddizione di fondo nelle volontà umane, sarà opportuno richiamare e riportare l'attenzione su di alcuni dati "quantitativi e qualitativi" essenziali.

Il primo ed inequivocabile seppur di ordine puramente numerico, risulta o meglio dovrebbe risultare decisivo nell'analisi concreta degli eventi: una minoranza di cittadini (non già del popolo etnicamente o politicamente o istituzionalmente... sovranamente riconosciuto) catalani ha deciso di partecipare al voto per la presunta dichiarazione d'indipendenza e tra questi... sempre una minoranza "sembra" (il condizionale è d'obbligo rispetto ad una consultazione avvenuta al di fuori di ogni canale ufficiale ordinatamente programmato e accuratamente gestito secondo canoni accettati ed accettabili di trasparenza e legalità) aver concesso il proprio assenso.

Una minoranza che, come nel caso delle elezioni presidenziali francesi, è stata trasformata in una schiacciante maggioranza dal racconto e dall'enfasi mediatica della vicenda!

Perché? Sarà utile qui passare all'altra faccia della medaglia: l'elemento qualitativo. La qualità ossia la genesi della "protesta" montata ad arte dalla "classe dirigente" catalana (partitica/politica e non). Una genesi che appartiene a molte delle rivendicazioni "territoriali" di autonomia o separazione che animano il malcontento continentale europeo, dal Regno Unito [oggi già con un piede fuori (o dentro) la fossa "immobile" della UE] al Belgio, dal sud della Francia al nord dell'Italia, dalla Baviera alla Carinzia e dalla Moravia alla Slesia.

In ogni dove è un fiorir campanilistico di "autodeterminazioni"... eppure...

Eppure l'autodeterminazione è un concetto assai preciso e determinato ufficialmente sancito in precetti di diritto internazionale ecumenicamente riconosciuti.

Allorché non è possibile farsi beffe di esso se non in spregio ad una convenzione sociale (giuridico-sociale-internazionale in tal caso). E se si sceglie di farlo nel supporto di una minoranza il proprio dolo è coscientemente determinato ed altrettanto sostenuto da una volontà confliggente tra istanze ed interessi personali e peculiarità e/o necessità generali della comunità cui si fa riferimento.

Il prendere semplicemente atto di una tale irrazionalità spesso fondata su ipocrisie indotte ed induttive potrebbe rivelarsi essenziale nell'affrontare con maggior risolutezza ogni sorta di tentativo di capovolgimento della realtà in base ad interessi particolari che si voglian tradurre in principi e valori universali.

Il benessere comune non può legittimamente passare attraverso la soddisfazione di un interesse particolare ma solo attraverso il riconoscimento di un interesse comune oltre il quale il conflitto possa trovare quel giusto equilibrio capace di confinare gli attriti (tra diversi interessi in disputa) nell'alveo di un interesse generale superiore pacificamente riconosciuto...

Utopia?

E sì... trattasi di pura Utopia... ma proseguendo determinati nella Tesi della ricerca di un punto d'incontro effettivo e necessario tra individuo e società si potrà senza dubbio constatare che l'interesse particolare faccia prima o poi il gioco dello scorpione con la rana nel tentativo di attraversare il guado infido del fiume... solo una intelligenza emotiva, empatica e raffinata sarà in grado di metterci e porci al riparo dall'egoismo atavico e dall'ancestrale timore della perdita insito in ognuno di Noi.

Solo l'emergere di una sana capacità critica della realtà potrà condurci solidi ed intatti alle "estreme" porte della percezione (ogni riferimento al saggio di Aldous Huxley è puramente casuale!).

...

E con la promessa di ritornare sulla Tesi in argomento... Vi saluto e vi ringrazio per la pazienza e la lettura.

Elmoamf

mercoledì 13 settembre 2017

Actions and Consequences

Ecco che allora ti senti un po' fesso...

Ti prodighi per svolgere il tuo lavoro al meglio e con soddisfazione, tutti i giorni!!!
O meglio ti prodighi alla ricerca di una seppur minima soddisfazione in tutti quei giorni in cui riesci a lavorare... confidando ciecamente nella speranza di lasciarsi alle spalle tutto il resto del Grigio...

Di quel grigio in cui ci si spersonalizza. In cui tristemente e consapevolmente ci si ritrova in termini definitivi ad esser coscienti di non esser più ne carne ne pesce ma solo ossa/spine e rottami da macello, nel coacervo della crescita globale, dominato dall'abbattimento di ogni limite e barriera, umano e materiale!

Il grigio di un contratto temporaneo, strutturalmente precario, che si è gioco forza costretti ad accettare e quindi sostenere (forzatamente) da anni... al servizio naturalmente della stessa società per cui si "prestano" le proprie mansioni, come lavoratori professionalmente esperti ma inconfondibilmente "aggiunti"... di tamponamento essenziale, stagionale od estemporaneo, sostanzialmente consueto e consuetudinario, costantemente in bilico o in precipizio, tra un agognato rinnovo e/o un inaspettato ed improvviso diniego... di prosecuzione!

Il grigio di uno stipendio mediocre confezionato ad arte, in un part-time necessitato, frutto di contingenze emergenziali definitivamente entrate nella consuetudine e definitivamente entrate nell'abitudine della propria intima autostima e considerazione.

Il grigio dello spettro della mancanza di alternative da un lato e della speranza di una stabilizzazione, al di là da venire (ovvero mai), dall'altro...

Il grigio di una vita sottomessa per qualità e quantità ma fortunatamente sempre sull'onda di un fideistico domani.

Sarà forse questo l'appello emblematico che si son posti alcuni osservatori (caduchi) del divenire umano?

Allorquando si son chiesti quale futuro possa riservarci l'odierna Società e Civiltà Moderna?

In sintesi apocalittica: potrà mai essere il processo di Globalizzazione più equo ed inclusivo?

Ed allora ecco che alcuni ricercatori italiani non si son risparmiati nel loro intelletto e pertanto si son trovati a svolgere uno studio ragionato o "Meglio" focalizzato sui "Costi Umani" e sia! sui conseguenziali effetti socio-psicologici che tale processo "porta/abbia linearmente portato" e solidificato (ovviamente!? indiscutibilmente?!) sulla salute mentale dei lavoratori:

Attivi,
Semi-attivi
Inattivi
Non attivi,
O sospesi...

Espulsi o perennemente disoccupati e quindi non proficuamente occupati (Inglesi nel campione di studio particolarmente preso in esame) di tutte le classi (sperabilmente?!) ... ... ...  ma in particolare di quelli della "Un Tempo definita Classe Media" drammaticamente oggi in via d'estinzione.

Quella Classe considerata sino ad ora (o ad allora e ad onor del vero) asse portante di quell'equilibrio antropico di un mondo antropologicamente ed utopisticamente ritenuto centrico... valutata frettolosamente e gratuitamente desueta e consunta poiché non più congrua e funzionale ad un certo ordine di potere e prediligere che diversamente si ha la presunzione sfrontata, superba ed arrogante di voler consolidare.

Una... Quella... Classe che si è o ahimé si era tentato di costruire indefettibilmente su di un ferreo "patto sociale" tra Istituzioni/Stato e popolazione/cittadini e che si è ostinatamente voluta vergare indelebilmente in principi Costituzionali fondamentali, nel crisma di norme e valori altrimenti inderogabili.

Ed allora ecco emergere quell'esigenza di ridimensionare un tale assunto di bilanciamento, armonia e proporzione di benessere sociale in favore di un alterato senso di adesione, complicità e maliziosa (intima ed individuale) condivisione di un determinato interesse sopraelevato, esigente ed appunto preminente: l'interesse del Surplus.

L'Interesse della rendita di posizione da Status assunto o acquisito, ereditato o sopraggiunto, vinto o conquistato, raggiunto o ottenuto, guadagnato o usurpato o infine altrui sottratto o spogliato.

Quel Surplus privilegiato di una certa Elite che implicitamente ed astutamente è risuscita a definirsi nel tempo autoreferenziale e che nel tempo si è arrogata imperituramente il diritto di dirigere, disciplinare e definitivamente sentenziare sul processo di costruzione "storica" spazio-temporale del presente e del futuro...

Una costruzione storica ed esistenziale capace di coinvolgere in termini definitivi ed onnicomprensivi una totalità di masse eterogenee ed ingenuamente ignobili.

Masse essenzialmente sostenute, tanto unicamente quanto solidamente, da ragioni di pura, semplice e diretta sopravvivenza materiale.

Una sopravvivenza desiderata, vaticinata e braccata da orde di reietti, fatalmente e facilmente condizionati e condizionabili dall'insorgere "equivoco" d'insolite ed incontrollabili criticità, travestite persuasivamente e proditoriamente da oscure minacce.

Il disordine mentale è funzionale da un lato estremo alla sottomissione e dall'estremo altro alla totale acquiescenza... a questo mira inesorabilmente la Globalizzazione programmata da certe Elite efficacemente celatesi sotto mentite, sopravvenute e sopravvenienti spoglie... a questo mira un Mondo Globale ed una realtà che ragiona solo ed esclusivamente in termini di interessi e verità da piegare ad esclusive, parziali, limitate e limitanti... prospettive!

Elmoamf

venerdì 8 settembre 2017

Perché un nemico non può essere anche un partner politico-economico

Paul Craig Roberst affila la penna e avverte la Grande Madre Russia sugli evidenti pericoli che il suo controverso rapporto politico-economico con gli Stati Uniti porta o porterà inevitabilmente con se.

In un recente intervento apparso su Russia Insider sottolinea l'inefficacia e la fallacia di ogni tentativo della diplomazia russa di contrastare solo ed esclusivamente sul piano istituzionale della legge e del diritto internazionale, i sempre più frequenti e pretestuosi attacchi politici provenienti dall'amministrazione americana, inequivocabilmente in balia degli umori guerrafondai dei suoi "untori" Generali (militari e non).

I Falchi di Washington hanno indiscutibilmente proclamato la Russia quale nemico pubblico Numero Uno. Non solo di fronte e ad esclusivo beneficio del popolo americano ma soprattutto ed in prospettiva (definitiva!) rispetto all'opinione pubblica mondiale, con particolare riguardo al proprio vassallo di lungo corso: l'Europa. Quel continente Vecchio e decrepito... stretto tra le maglie soffocanti di una sempre più decadente e deprimente Civiltà Moderna di stampo Occidentale.

Nell'articolo dal titolo:


Il giornalista sottolinea come il vero ed unico motivo per cui gli Stati Uniti necessitano che la Russia giochi l'imprescindibile e storico ruolo del Cattivo è da ricercare nel "sofisticato" e "mastodontico" complesso Militare e della Sicurezza Nazionale, la più influente componente del discusso governo statunitense. Tale intoccabile lobby ha deciso e quindi stabilito che la Russia (per ciò che rappresenta) sia inconfutabilmente il Nemico principale da abbattere, motivo per cui il miliardo di dollari di stanziamento annuale proveniente dal bilancio americano (con tutto il relativo potere discrezionale di utilizzo, giudizio ed esercizio che esso è in grado direttamente ed indirettamente di conferirle) sia altrettanto pienamente giustificato da un simile incombente ed accertato pericolo.

L'arbitrarietà e l'ambiguità attraverso la quale Washington ha condotto ultimamente le proprie azioni si è infatti dimostrata per quella che in effetti sino ad oggi è stata, senza alcun ombra, velo o sorpresa... nella tanto spiacevole quanto grave vicenda della chiusura della sede consolare russa a San Francisco: un'illegale vigliaccata!

"Non c'è dubbio", riporta il giornalista, "che W. abbia violato le protezioni diplomatiche ed il diritto internazionale..." forse per mostrare apertamente all'avversario designato (che per molti versi rappresenta la propria nemesi) che per quanto Egli possa dimostrarsi di essere forte al cospetto dell'opinione internazionale non sarà comunque mai in grado di proteggersi completamente dalla potenza di fuoco di cui l'apparato americano nel tempo si è dotato e dall'autorevole (autoritario) prestigio di cui dispone e che nel tempo si è abilmente costruito nel Consensus globale...

Proseguendo infatti nella disamina... il giornalista sostiene che nessuna norma internazionale e nessuna immunità diplomatica può resistere al volere di W. il quale può violare a suo piacimento ogni diritto senza effettive conseguenze. Il punto di vista di W. è il solo ed unico punto di vista accettabile ed è quel punto di vista a stabilire il diritto stesso. L'effettività pertanto del riconoscimento di qualsivoglia diritto universalmente riconosciuto è letteralmente gettata fuori dalla finestra.

Ed allora perché la Russia continua ad insistere inutilmente nel tentativo di far valere un ormai asfittico principio,  in relazione ai suoi rapporti con W.?

Alla luce di siffatte osservazioni, le comprensibili preoccupazioni russe nei confronti dei propri equilibri strategici (politico-economici) con gli Stati Uniti non dovrebbero quindi arenarsi nella sterile ricerca di infruttuose e forse mai raggiungibili soluzioni diplomatiche con l'eterno ed auspicato Partner della post guerra freddaquanto prendere atto del definitivo riconoscimento e magra consapevolezza del ruolo che Essi stessi per primi gli hanno forzatamente ed ingiustificatamente assegnato, in questa folle corsa che la lobby guerrafondaia d'oltreoceano ha illogicamente intrapreso.

Conclude cinicamente Roberts con due ficcanti osservazioni che chiamano in causa la presunta inerzia dell'ostinazione russa sul terreno dei legami economico-commerciali e della conseguenziale ed inevitabile diplomazia internazionale mediata da istituzioni e corti di giustizia (politico-amministrativa) transnazionali.

La prima conclusione mette in guardia la classe dirigente di Mosca sul rischio indiretto che ogni investimento economico sul suolo americano possa rivelarsi al fine un boomerang, in quanto passibile o plausibilmente funzionale nell'esito e nell'utilizzato... deliberatamente come efficacie arma politica di ricatto.

La Russia in realtà non ha bisogno dei capitali americani come sembra (erroneamente e diversamente) credere invece la Banca Centrale del paese, evidentemente sotto la pressione di un reiterato e pluriennale lavaggio del cervello da parte del Consensus internazionale, eterodiretto dall'establishment finanziario delle lobby multinazionali di Marca e Sentiment occidentale.

Il secondo riguarda direttamente il rischio dell'aggressione ovvero della minaccia militare, anche solo paventata o sottilmente veicolata... imposta attraverso sublimi strategie di accerchiamento, aggiramento e blocco delle potenzialità del Nemico. Un rischio che coinvolge allo stesso modo e con la stessa intensità e supponenza l'altro gigante dello scacchiere internazionale: la Cina.

Secondo P. Craig Roberts la "crisi coreana" non riguarda affatto la Corea del Nord. In verità trattasi solo di uno specchietto per le allodole capace di giocare un ruolo determinante nei progetti sempre più esasperati dal delirio di dominio e onnipotenza... a tutti i costi... perseguito dal W.Consensus.

L'orchestrazione da manuale della dissennata insidia nucleare, potenzialmente omni-distruttiva dell'intera Civiltà, messa in atto dall'additato (naturalmente utile per l'occasione) dittatore di turno nel geograficamente preciso contesto asiatico risulterà essere indubbiamente funzionale alla possibilità di installare basi di missili altrettanto nucleari esattamente al confine con la Cina.

Proprio come, allo stesso modo, la presunta e precedente "crisi iraniana" fu l'utile scusa per installare le medesime basi strategiche sul confine Russo.

Sia la Russia che la Cina non possono sacrificare la loro indipendenza e la loro identità nel nome di una marginalità internazionale ed in nome di fragili quanto non garantiti rapporti commerciali che lasciano indubbiamente il solo tempo che trovano.

Non v'è spazio per un altro (secondo o terzo) unico ruolo di potere nell'immaginario occidentale che non sia ricoperto ed interpretato dagli acclamati Stati Uniti... ed allora quale seria e concreta ostinazione possono giustificare la costantemente percepita... passiva reazione Russo-Cinese?

Un atteggiamento incomprensibilmente accondiscendente ed ambiguo nei confronti del potere espresso da W. da parte di entrambe le Nazioni continentali euro.asiatiche (le uniche al momento realmente capaci di circoscriverne l'unilateralismo americano rispetto alla governance degli assetti e degli equilibri globali) che può generare solo ulteriore, complice e controproducente, confusione... 

Finendo per favorire, tristemente e paradossalmente, il serio e reale scenario guerrafondaio... inconsciamente o scientemente perseguito dai Generali del Pentagono.

Quello scenario che ognuno di Noi continua ingenuamente a relegare nell'estrema fantasia dei logorati rapporti geopolitici... frutto più di fiction mediatica che di sostanza vera e propria... in un mondo che tutto sommato continuerà sornione ad andare avanti nonostante le fastidiose scosse ed involuzioni.

Prima dei saluti, c'è spazio certamente per altre conclusioni: sono così veramente ingenue le classi dirigenti Russo-Cinesi?

Io non credo... e l'ultimo vertice dei BRICS come il recentissimo Eastern Economic Forum tenuto a Vladivostok stanno lì puntualmente a dimostrarlo.

Un nuova alba inevitabilmente si affaccia all'orizzonte e starà solo ed unicamente a Noi... ovvero agli uomini dotati di capacità critica ed emancipata consapevolezza... la forza di coglierla e comprenderla nella sua essenza e sostanza.

Un saluto.

Elmoamf

P.S.:

La traduzione e la libera interpretazione di parti dell'articolo citato di P.C.R. sono frutto principalmente di personali conclusioni non necessariamente da attribuire (interamente) all'autore originale.

mercoledì 6 settembre 2017

La vita non si muove se non di un passo... se non di un passo sbaLiato!

Chissà perché in ogni mio scritto... pessimisticamente intimo, cosmico ed universale... alla fine si sia sempre stato in grado di cedere ad una inverosimile quanto irragionevole speranza esistenziale?

Me lo sono chiesto ripetutamente... fornendomi invariabilmente una risposta il più delle volte consolatoria o giustificazionista.

Ossia quella risposta che permette invariabilmente il necessario supplemento d'indagine nell'analisi... introspettiva... e che fa sì che ogni conclusione non sia definitiva ma risulti essere per antonomasia l'inizio inevitabile e recondito di una nuova Via...

Quella che siamo chiamati ad interpretare, nella naturalezza ingenua della sincerità... rivoluzionaria...che sperabilmente saremo disposti ad accettare...

Ogni qual volta il destino ci porrà di fronte ed a confronto con e contro una reprimenda realtà che non siamo o saremo... mai disposti in alcun modo ad accondiscendere!


Elmoamf

Dal Tramonto del Bipolarismo all'Alba di un nuovo Multipolarismo

E' tempo di bilanci per i fratelli minori della governance internazionale.
Il nono vertice dei Brics, tenutosi quest'anno a Xiamen in Cina, si è appena concluso e pare sia stato un vero successo.

Peccato che l'argomento non interessi più di tanto l'opinione pubblica italiana, come nota chiaramente Tatiana Santi (giornalista madrelingua italo-russa del sito d'informazione geopolitica Sputnik) in un'incisivo articolo-intervista redatto sul tema e recentemente pubblicato: 


L'opinione pubblica mediata dalle grandi testate giornalistiche s'intende naturalmente, troppo impegnate in dibattiti sofistici su problematiche esclusivamente interne e necessariamente di poco costrutto per essere capaci ed in grado di "valorizzare" questioni estere ritenute (evidentemente a torto) di scarso peso.

Nel mentre, l'opinione pubblica popolare nostrana (meno sofisticata e più diretta) delle piazze ex contadine ed operaie, delle strade della ex classe media, dei vicoli di quartiere e dei sobborghi metropolitani degli emergenti precari del terzo millennio... è certamente ancor più occupata in dilemmi di sopravvivenza e di sostanza più pressanti ed immediati, frutto per lo più indigesto di un governo del "mondo" acritico, cinico ed unidirezionale, imposto dal declino e declinare del precedente ordine internazionale, quello che ha dominato gran parte della seconda meta del secolo scorso (il modello bipolare) e che ha condotto (una volta maturata e raggiunta la propria consunzione) ad un fragile ed evanescente predominio dell'unipolare "Washington Consensus".

Nell'articolo-intervista su citato, la giornalista esorta il suo solerte interlocutore (Filippo Bovo, direttore editoriale del giornale "L'Opinione pubblica") ad esprimere le proprie opinioni e conclusioni sugli scenari che l'ormai affermata organizzazione dei Brics (paesi non più e non solo economicamente emergenti ma sempre più ed anche politicamente influenti e determinanti nello scacchiere dei delicatissimi equilibri globali)... pone irrimediabilmente in essere.

Il primo aspetto che Bovo sottolinea con enfasi è quindi e decisamente la definitiva capacità del Brics di attrarre e costruire un nuovo "Consensus". Uno dei risultati fondamentali dell'ultimo vertice è stato infatti il coinvolgimento (attivo) di diversi altri attori del panorama internazionale, in particolare quello del Messico che, insieme all'Indonesia (altro esponente del Mint) ed alla Thailandia, sono stati interessati e responsabilizzati nell'auspicata prospettiva di un allargamento concreto del gruppo di lavoro denominato (ufficialmente ?!?) "Brics Plus".

Non di minore importanza e rilevanza è stato poi il ruolo che il nuovo soggetto finanziario, studiato per il "Credito e lo Sviluppo" di un rinnovato ed alternativo assetto internazionale, creato nel 2014 ed operativo dal 2016, la New Development Bank ha svolto nel solco di un diverso e più "fresco" approccio nell'accrescimento dell'impegno della comunità internazionale rispetto alla necessità di una maggiore condivisione di obiettivi e risultati tra tutti gli interpreti (protagonisti e non... commedianti, simulatori, antagonisti,  affabulatori, saggi o filosofi o semplici comparse) dello scenario esistenziale.

Ed ancora... la volontà e la capacità di operare a livello "indipendente" ed in "partnership" su progetti condivisi di ampia scala: bilaterali e multipolari. La "naturalità" nel gestire propri e determinati rapporti commerciali in una diversa valuta condivisa e non più univocamente legata al dogma sino ad ora indiscusso del dollaro.

In ultimo ed infine... ma ancor più rilevante rispetto ad ogni altra effettiva prospettiva di sola ed esclusiva marginalità economico-sociale, il "pesante" ruolo politicamente fondamentale che la nuova aggregazione va ritagliandosi sempre più "silenziosamente" sullo sfondo di una società globale profondamente in crisi d'identità.

Una società globale, quella disegnata ed architettata dalla vulgata del "Washington Consensus" votata più all'affermazione di un vuoto e massificante iper-individualismo spersonalizzante ed autodistruttivo ad uso e consumo delle grandi Aziende-Corporation multinazionali che sembra essere in netto contrasto con la visione particolarmente identitaria e culturalmente radicata che l'emergente aggregazione del Brics-Plus sembra abbia intenzione di voler affermare nel rispetto delle proprie ed altrui identità sociali, politiche, economiche e soprattutto storico-culturali.

La battaglia per la nascita di un inedito paradigma geo-esistenziale è appena agli inizi.

Sarà dura come la guerra che stiamo tutt'ora combattendo... tra ridicoli richiami ad istintive ritorsioni nucleari capaci di lasciar dietro di se solo fumo e definitivi epitaffi seppelliti sotto un cumulo di macerie... e più ponderate valutazioni di bieco, spietato e sprezzante interesse troppo spesso confuso con salutare e sicuro benessere comune.

Non esiste salutare e sicuro benessere comune se e quando ogni identità e valore debba essere sacrificato sull'altare di una presunta pace... altrui ventilata, paventata e condizionatamente imposta.

Non esiste pace senza una libera e sana affermazione della propria identità nel rispetto dell'identità altrui. Fattore che implica una inevitabile e mutua presa di coscienza dell'altro, dei propri ed altrui confini rispetto alle proprie ed altrui libertà.

Una presa di coscienza, sicura ed inviolabile, della propria storia ed appartenenza, a se stessi come alla propria comunità di provenienza che non preclude od esclude nessuna mobilità ma al tempo stesso non permette o cede nei confronti di alcuna profanazione, violenza o negazione della propria, unica ed intima "tradizione"!

Un saluto.

Elmoamf

domenica 3 settembre 2017

Bozze

Bozze...

Sono solo bozze che tanto non ci legge nessuno.

Plurale Maiestatis, pardonne-moi... my friends...non te entiendo...друг...

E si!

Ho lasciato fuori i Cinesi... ... e gran parte degli aventi diritto al banchetto dei "consueti e consuetudinari" dodici apostoli o rappresentanti delle umane genti... ... così come la vulgata della Civiltà Moderna ci spinge (indefettibilmente) a "credere".

Che la vulgata tragga banale e rozza origine dalla Tradizione?

Certo che sì... altrimenti non si difetterebbe nell'apostrofarla sarcasticamente attraverso quel termine che l'utile idiota è portato ad accettare come quell'unica e somma espressione del sacrosanto, libero ed intellettualmente emancipato arbitrio. Il divenire storico per antonomasia delle Umane Genti... altrimenti... tristemente ed inesorabilmente... mediocremente decadenti... auto-implodenti!

Bozze... sono solo bozze... di cambiamento... nell'assetto e nell'approccio...

Da oggi... ossia da Ieri... mi pongo come nuovo obiettivo una più sana Lettura degli avvenimenti... per come ho o avrò la capacità di esporli e per come sarò o saremo in grado criticamente  e consapevolmente d'interpretarli... focalizzando l'attenzione maggiormente sull'aspetto geopolitico del divenire storico... piuttosto che limitandolo alla sola e piuttosto fragile... introspezione filosofico-sociologico-politico-economica-intellettuale (evidentemente ed esclusivamente) individuale.

Solo ora ne riconosco il limite dell'analisi. Nella rispettiva e retrospettiva chiusura intimista... che la portata del dogma NeoLiberista dominante porta invariabilmente con se.

Una riflessione filosofico-sociologico-politico-economica-intellettuale non può e non deve esaurirsi in una introspezione ma deve indubbiamente trovare la forza, la capacità ed il coraggio d'intraprendere una via più ardua ed impervia: quella che da sempre vado predicando senza, evidentemente, troppa e necessaria convinzione: la via della Condivisione!

Quale maggior sfida allora se non l'approccio Geopolitico che indubbiamente affascina ed annichilisce al tempo stesso l'umano pensiero?

Siamo esseri... individui... umani e forse non solo... in un contesto non certamente e limitatamente universale... quanto diversamente al cospetto di un indiscusso ed infinito spazio-temporale.

I nostri confini sono tanto netti quanto indefinibilmente sfumanti!

Ed è per Questo che indissolubilmente abbiam bisogno di un'Identità riconosciuta, riconoscibile ed affermata... altrimenti rischieremo solo ed unicamente di rimaner preda e vittima del predatore di turno... sia Esso umano o d'Altrove... come un tempo s'asseriva d'Oltremare...

La nostra legittima dignità si afferma e si respira nel riconoscimento dell'identità altrui... che nulla esclude e nulla sottovaluta e quindi nulla sopravvaluta e nulla da' volgarmente ossia inutilmente e superficialmente per scontato.

La nostra dignità si afferma nella Costituzione che forma, forgia, edifica e costituisce appunto un popolo: la sua genesi, la sua evoluzione, la sua estinzione!

Solo nel solco di una radice... che sia in grado di conservare intatta la sua matrice anche nel crepuscolo inevitabile della sua materiale esistenza... sarà possibile trasmettere tutta... la sola ed unica... verità di Conoscenza!

Una Verità che non sia o finisca volgarmente per essere scadente ed insignificante vittima di mediocri questioni di prospettive...

Che la Verità non debba mai più ridursi ad essere... una Volgarissima questione di Prospettive!

L'Alba di un nuovo giorno ci aspetta...

Incamminiamoci.

Elmoamf